Departures

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Chi lavora nel mio settore ha un pubblico di… nicchia.

Quando tra amici parliamo dei vantaggi che possono derivare dalla nostra professione, sono quello che non potrà mai dire agli altri:

– Oh, se hai bisogno chiamami, che ti tratto bene.

Quando mi presento a qualcuno e arriva il momento di parlare del lavoro che faccio, di solito il primo commento è:

– Non c’è mica nulla di male, è un mestiere come un altro.

Io lo so, è lui che deve convincersi.

Anche sull’intrattenimento non stiamo messi bene. Al limite posso trovare qualche documentario sul culto dei morti nella storia dell’uomo.

Ecco perché sono grato a un’amica per avermi segnalato un film giapponese che non conoscevo, tutto incentrato su un aspetto dell’attività del necroforo: quello della vestizione.

Si intitola Departures, è del 2008, avevo iniziato da poco a fare questo mestiere.

Il protagonista rimane senza lavoro e l’unica cosa che gli capita di fare è l’operatore funebre.

Esattamente quello che è accaduto a me.

Così come è accadudo anche a me di capire pian piano, che un lavoro iniziato per caso diventa un compito da svolgere con orgoglio, appena scopri il suo senso profondo.

Nel film, durante una passeggiata lungo un torrente, il padre del protagonista scambia con lui un sasso. E’ un messaggio che vuol dire: Tu mi trasmetti questo.

Il senso di quella pietra sta nella sua forma, non nella dimensione. E non c’è n’è una che vada bene o una sbagliata: qualsiasi forma è corretta. Cambia solo il motivo per cui i personaggi ne scelgono una in particolare.

Ogni persona che ho salutato dietro quel tappo di legno che si chiudeva, mi ha lasciato a memoria la sua forma, che non è necessariamente fisica, ma qualcosa di diverso…

Quella cosa è una storia.

Una storia immaginaria.

Perché è inconcepibile avere a che fare con una persona senza almeno provare a immaginare la sua storia.

Questo lavoro trova il senso più profondo quando ti lasci travolgere dalle sensazioni.

Capisci cosa fai davvero, quando ti accorgi che l’ultima cosa che si spegne nella tua testa prima di addormentarti, sono gli occhi chiusi che hai visto quel giorno.

E solo immaginarne il colore ti aiuta a dormire.

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