Una figura bianca.

Ieri, dopo quattro giorni di lavori, abbiamo finito di esumare un settore di posti a terra.
Sai che prima di andartene dovrai pulire a fondo, per non lasciare il cimitero come una trincea.
Chi resta scopa i vialetti, rastrella la ghiaia e chiude il cancello.
Non mi ha mai spaventato restare da solo nel camposanto, nemmeno dopo il tramonto.
Sto finendo di rastrellare quando dietro di me vedo scorrere veloce una figura bianca.
Ma sono solo…
Mica mi preoccupo, sarà stata un’impressione, oppure ho qualcosa nell’occhio: è volata polvere tutto il giorno.
Continuo a spostare sassolini.
Dal campanile vicino i battenti mi avvisano che sono le sei.
Dietro di me sfila di nuovo la figura bianca.
Mi volto e non c’è niente.
Mi guardo intorno, perché secondo me deve esserci qualcosa che il vento sta spostando qua e là.
Nulla. Nulla che sia bianco e che possa essere spostato con una ventata.
Mentre cerco di finire mi faccio più guardingo e tengo lo sguardo spinto all’indietro.
Ad un tratto ricompare!
Mi volto e sembra seguirmi…
E insomma, era il cappuccio della tuta.

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